Fico d’India. Non si butta via niente, portiamo le “pale” in cucina

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Le sue vere radici sono in Messico ed è arrivato fino a noi con Cristoforo Colombo.

Il fico d’India ha caratterizzato in poco tempo il paesaggio del Mediterraneo, in Italia la regione che su tutte lo ha accolto e lo ha fatto proprio è la Sicilia.
Ricco di minerali – in particolare calcio e fosforo – e vitamina C, ha molti effetti benefici con effetti gastroprotettivi.

Non bisogna esagerare con il loro consumo perchè sono astringenti, mentre la polpa delle pale ha un ottimo effetto cicatrizzante.
Fondamentalmente i fichi d’India si suddividono per il colore, in genere a pasta gialla, ve ne sono anche a pasta bianca e rossa.
In Italia due le DOP: ficodindia di San Cono e ficodindia dell’Etna.
Se l’utilizzo alimentare del frutto è cosa nota, ottimo non solo fresco ma anche usato per ottenere confetture, liquori, sciroppi, meno noto è il gusto delle pale (o più correttamente cladodi).

Curiosità. In Sicilia si produce uno sciroppo che assomiglia molto a quello d’acero, mentre in Messico i cladodi vengono spinati, scottati su piastre caldissime e servite con crema di fagioli, mais e cipolla.

La ricetta
Pale di ficodindia in pastella

Raccogliete le più piccole e tenere, con dei guanti lavatele bene ed eliminate eventuali spine. Tagliatele a fettine sottili, impanatele in una pastella ottenuta con un tuorlo, 200 grammi di farina ed acqua frizzante, adagiatele in olio bollente. Servitele con del limone ed un’insalatina.

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