Arriva la bresaola fosforescente: sempre più urgente l’origine in etichetta

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Dopo la mozzarella blu, arriva la bresaola fosforescente. Se l’è trovata fra le mani una signora di Cortenova, in provincia di Lecco che l’aveva appena acquistata in un discount. La confezione era ben sigillata e la scadenza lontana. Tutto regolare, a parte che la carne era fosforescente. Verifiche sono in corso da parte dell’Asl. La gran parte delle bresaole italiane viene realizzata in Lombardia con carni di zebù (una specie bovina) che arrivano dal Brasile, senza indicazione in etichetta.
Ogni anno ne vengono lavorate 17 mila tonnellate, pari a oltre 6 milioni di pezzi. La maggior parte viene prodotta a livello industriale, mentre in Valtellina resistono alcuni produttori che usano invece gli animali allevati nelle valli lombarde. Il ritrovamento della bresaola fosforescente arriva dopo lo scandalo della mozzarella blu di origine tedesca ma venduta come italiana e mentre alla Camera è stato appena approvato con il sostegno della Coldiretti il provvedimento che impone l’obbligo di indicazione di origine sulle etichette dei prodotti agroalimentari.
In attesa dei risultati delle analisi delle autorità sanitarie, il caso della bresaola fosforescente è l’ennesima dimostrazione di come l’origine e la tracciabilità dei prodotti diventino elementi strategici per garantire la sicurezza del consumatore.

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