DISTILLERIE: il Nord Est regge bene alla crisi, più in sofferenza le piccole aziende

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Le distillerie reggono la crisi e credono nella ripresa, nonostante la crisi economica.  E’ questo il dato che emerge dall’ “Osservatorio congiunturale sull’industria dei distillati”, studio effettuato da Format, società specializzata in ricerche di mercato,  in relazione al terzo trimestre del 2012.

L’indagine, voluta da AssoDistil, l’associazione nazionale degli industriali distillatori, analizza lo stato di salute di un settore che, da anni, rappresenta una parte importante del “Made in Italy”. Rispetto al complesso delle imprese italiane, le aziende della distillazione sembrano affrontare meglio la crisi. All’interno del settore le imprese più solide sono quelle più grandi (oltre 49 addetti), mentre le più piccole esprimono segnali di sofferenza. In particolare, è il Nord-Ovest a contare sulle migliori prestazioni economiche, soprattutto tra le grandi imprese, che, nel 50% dei casi, parlano di crescita.

A marcare la differenza tra le distillerie e gli altri settori produttivi è la tenuta dell’occupazione: nel terzo trimestre dell’anno, il saldo tra le aziende che hanno aumentato l’occupazione e quelle che l’hanno ridotta è positivo. Buone le previsioni per la fine del 2012: il 91,7 delle distillerie manterrà invariato il numero dei dipendenti.

Le note dolenti dell’Osservatorio congiunturale riguardano invece la situazione finanziaria e creditizia. Secondo lo studio, i clienti delle imprese hanno dilazionato i tempi dei pagamenti, eguagliando quelli della totalità dell’industria italiana. Quasi il 48% delle imprese della distillazione sottolinea come i tempi dei pagamenti si siano allungati. In particolare, sono le aziende al di sotto dei 9 addetti le più in difficoltà (77%), in particolare al Centro-Sud. Inoltre, il 62% delle distillerie affermano di aver fatto fronte ai propri impegni finanziari, ma con difficoltà.

Per quanto riguarda il rapporto con il credito, nel terzo trimestre, soltanto il 21% delle imprese della distillazione si è rivolta alle banche per chiedere finanziamenti. Di queste, meno della metà hano visto accogliere le proprie richieste, mentre quasi il 10% se lo è visto rifiutare.

Eppure, circa il 30% delle distillerie ha investito nella propria azienda, in particolare in macchinari (30%), in pubblicità e comunicazione sul marchio (34,5) , in innovazione di processo (19%). In media, circa il 15% del fatturato delle distilleria proviene dalla vendita dei loro prodotti all’estero. Il mercato più importante resta l’Europa, seguito da Nord America ed Estremo Oriente. Nessuno, però, pensa a delocalizzare l’attività.

“Le nostre aziende – dichiara Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil – hanno dimostrato di credere ancora nell’Italia, continuando ad investire, a dare lavoro, a creare valore aggiunto, evitando di delocalizzare. Sono perlopiù piccole aziende che si basano su una tradizione familiare, eppure hanno mostrato grande capacità di reazione”. I distillati, conclude il numero uno degli industriali di settore, “rappresentano un pezzo importante del ‘Made in Italy e per questo meritano tutela e riconoscimento da parte delle istituzioni di settore, italiane ed europee”.

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