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Cronaca di un viaggio (10). Il paradiso sommerso amato da Cousteau
BORNEO. “Ho già visto luoghi come questo, ma ormai sono trascorsi cinquant’ anni. Ciò che abbiamo oggi ritrovato è un’ opera d’arte irripetibile e intatta.”
Mi verrebbe di ripetere le stesse parole pronunciate da Jacques Cousteau tanti anni fa per descrivere ciò che ho visto nel mare di Sipadan.
Cousteau aveva esplorato tutti i mari del mondo, ma quando arrivò sui fondali della piccola isola del Borneo vi fece ancorare la Calypso, le leggendaria nave oceanografica, per più di un mese: ciò che aveva scorto nelle profondità delle sue acque aveva superato ogni cosa vista fin quel momento, né fu più vista altrove un’altra meraviglia simile negli anni successivi.
Sono stato a Sipadan per un solo giorno e per un totale di tre immersioni.
Terribilmente poco per delle emozioni così forti. Terribilmente tanto, se si considera che oggi occorrono permessi speciali per potervisi immergere.
Consentitemi di dirlo: mi sono immerso nel Mar Rosso e alle Maldive, a Zanzibar, in Tailandia e ai Carabi, ma mai avevo avuto la possibilità di rimanere incantato di fronte ad uno spettacolo del genere.
Branchi di migliaia di tonni e di barracuda, così compatti da sembrare muri impenetrabili, girandole di squali, pareti coralline dai colori scintillanti e milioni di pesci che nessun catalogo potrebbe descrivere, né contenere. Per non parlare della madre di tutti gli incontri sottomarini: lo squalo balena, un bestione innocuo che può arrivare fino a 20 metri di lunghezza. E’ arrivato anche lui, neanche ci fossimo dati appuntamento.
E’ con questa meraviglia che termina il viaggio in Borneo, l’ultima frontiera, dove foreste e mari ancora in parte inesplorati rappresentano un immenso patrimonio da tutelare: il più grande spettacolo della natura, che l’umanità ha il dovere di conservare per noi stessi e per le generazioni a venire.










