Conosci la pitina IGP? E’ stato il primo Presidio Slow Food del Friuli Venezia Giulia

La pitina nasce nel 1800 nella zona di Frassaneit, una delle borgate del comune di Tramonti di Sopra (PN), dall’esigenza di non sprecare nulla e di conservare la carne di camoscio e capriolo: tagliata a coltello, la carne veniva impastata con sale, pepe nero, aglio e erbe, lavorata a forma di polpetta, ricoperta di farina di polenta per chiudere i pori e messa sul caminetto ad affumicare in modo da preservarla più a lungo possibile.

Oggi, la pitina si mangia cruda tagliata a fette sottili dopo almeno 30 giorni di stagionatura, ma è ottima anche cucinata: può essere scottata nell’aceto e servita con la polenta, rosolata nel burro e cipolla e aggiunta nel minestrone di patate, o ancora fatta al cao, cioè cotta nel latte di vacca appena munto.

Tramonti di Sopra

Dal 2018 la pitina è IGP

La pitina IGP può essere prodotta esclusivamente in alcuni comuni della provincia di Pordenone, in Friuli Venezia Giulia. Questo legame con il territorio conferisce al prodotto un sapore autentico e caratteristico.
Ha un sapore intenso e complesso, con note affumicate e un retrogusto leggermente piccante. La carne utilizzata, solitamente ovina, selvaggina o maiale, conferisce al prodotto un gusto rustico e avvolgente.
Oltre all’IGP, la pitina è anche un Presidio Slow Food (il primo della regione), a testimonianza del suo valore culturale e gastronomico.
Si trova facilmente in Friuli Venezia Giulia, soprattutto nelle zone di produzione. È possibile acquistarla presso i produttori locali, nei negozi di alimentari specializzati, nei mercati contadini o online.

Redazione
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