CALICISta arrivando il cenone ed il vino non è il nostro forte, ma comunque vogliamo fare bella figura. Ecco un memo semplice e basilare per districarsi tra i bicchieri della credenza.

Ogni vino ha il suo calice, l’abbinamento giusto vino-bicchiere si rende necessario perchè lo stesso vino, versato in bicchieri diversi, cambia il suo sapore. Provare per credere. Così la scelta del calice diventa una parte importante della degustazione.

Resta un must il cristallo, materiale più consono, la cui luminosità va ad esaltare i riflessi e le tonalità del liquido. Regole fisse non ve ne sono ed il bello è anche “trasgredire”, ma qualche certezza c’è.

Vini bianchi
Per i vini bianchi è opportuno che il gambo sia lungo, in modo che il calore della mano non riscaldi il contenitore. Spesso, si sceglie il “tulipano”, ottimo per vini giovani e freschi. Il nome gli è stato conferito perché ricorda un fiore che tende ad allargarsi rispetto al suo stelo. La svasatura fa in modo che il liquido arrivi facilmente alla punta della lingua, dove si assapora l’aroma dolce del vino, fino a farne gustare poi l’acidità.
Altro bicchiere gettonato è il “renano” . Il suo corpo pronunciato e più aperto rispetto al tulipano, ci porta a vini bianchi più strutturati e maturi. L’apertura dritta fa cogliere gli aromi più complessi. La punta della lingua subentra solo in un secondo momento e farà cogliere le morbidezze.

Vini rossi
Il “renano” può essere un ottimo bicchiere anche per vini rossi, purché siano giovani. La pancia larga serve per l’ossigenazione, mente l’apertura stretta serve a gustare meglio il gusto del vino.
Discorso diverso per il vino invecchiato da almeno cinque o sette anni. Se il bicchiere è più “panciuto”, va a smussare la concentrazione del vino sui tannini. Qui entrano i gioco anche gli aromi secondari, quelli dell’affinamento, che necessitano di una buona ossigenazione e i cui aromi sono valorizzati solo da un bicchiere dall’apertura stretta.
Salendo nella complessità dei vini, ovvero, lungamente affinati in bottiglia, abbiamo bicchieri paragonabili a piccoli decanter, ovvero molto ampi e lunghi, che permettono la giusta ossigenazione. Infatti, la loro apertura dritta e alta, fanno sì che il liquido si diriga direttamente nella parte posteriore della bocca.
Un classico, presente in molte credenze, è il “ballon”, da una forma semisferica, non è tra i più consigliati soprattutto per far roteare il vino.

Vini dolci
Per vini dolci e passiti bisognerà optare per uno stelo più corto, il corpo rimane ampio e la sommità stretta. Le dimensioni piccole sposano la minor quantità di liquido. Qui si conta la concentrazione degli aromi al naso e il facile scivolamento del vino direttamente nella cavità orale. Ai vini più liquorosi si adatta un calice più snello e alto, spesso con un bordo più aperto verso l’esterno.

Spumanti
E’ sempre più frequente l’abitudine di degustare o semplicemente bere le classiche bollicine in calici di vini fermi, soprattutto quando si parla di un millesimato. Tuttavia, il bicchiere per lo spumante ha un suo fascino. C’è il mezzo “flùte”, stretto e lungo per le bollicine non finissime. Il diametro ridotto consento lo sviluppo dell’anidrite carbonica. Il “flùte” è un classico, presente in quasi tutte le credenze, rimane stretto e serve a favorire gli aromi delicati del vino. Se si passa a millesimati importanti e a spumanti maturi, è bene che il “flùte” si allarghi nel corpo per consentire una corretta ossigenazione, in moda da non penalizzare le bollicine. Ideale, invece, si rileva la coppa per gli spumanti più dolci. Il calice largo serve a mitigare l’aromaticità prorompente, mentre la chiusura non troppo stretta delle pareti fa spiccare alla lingua la nota dolce dello spumante.

Un ultimo consiglio…
Quando versate del vino o dello spumante, riempite il bicchiere per circa un terzo, non oltre. Sarà più semplice agitarlo nei movimenti rotatori ed è certamente più elegante.

Maria Rosaria Mandiello

Rispondi

Please enter your comment!
Please enter your name here