A Scario, tra lampare, restanza e spaghetti alla mediterranea

Non è stata una gita, è stato un incanto. Siamo partiti, il solito gruppo “Una gita al mese” e oltre, dai 7 agli 80 anni, tutti insieme. Un “andare oltre”, come piace a noi.
La mia voce a fare da filo narrante.

Partiti da Eboli siamo usciti a Buonabitacolo e poi giù fino a Scario. A Sanza ho portato con me la spigolatrice di Sapri, ho raccontato dei 300, di quella storia che ancora ci stringe il cuore. Poi – attraversando Caselle e Morigerati – ho parlato del Palio del Grano, ovvero di quei ragazzi giovani che coltivano i grani antichi. Di chi resta, di chi lavora la terra per non farla morire. Di restanza.

E a un certo punto è cambiata anche la parola. Non più solo “che meraviglia”, che uso spesso quando scendo nel Cilento, ma “che incanto”. Perché il Cilento è questo: un incanto che ti prende piano piano.

Attraversata la statale Bussentina, il mare ti si apre davanti all’improvviso…ed è Scario. Incantevole, un borgo marinaro disteso sul suo porticciolo, con tutte le barche ferme lì, pronte a portarti a scoprire cale e spiaggette segrete. Il mare era lì, il vento tra gli ulivi.
Ci siamo imbarcati con Meta Tour Barche, a bordo c’era il sassofonista Francois Paladino, colonna sonora di tutta la traversata. La barca era personalizzata per noi, già da lì si capiva che sarebbe stata una giornata diversa. È questo lo stesso mare che incantò Ulisse nell’Odissea.

Non dimentichiamo che siamo nelle Terre del mito.
Poco distante da qui c’è la leggenda delle sirene. Leucosia, adagiata più a nord, poi Capo Palinuro.
Montagne rocciose che si tuffano nel mare, e lassù le torrette di avvistamento che svettano.
Pensi: ma come hanno fatto a costruirle secoli fa? Da lì controllavano tutto, a guardia dei Saraceni. Storia e leggenda si mescolano e mentre guardi, il sassofono continua a suonarci dietro.

La prima sosta è stata alla spiaggetta Molara.
Tuffo. Acqua turchese. Sul fondo un tappeto di Posidonia. Bagno rigenerante, rinfrescante.

La seconda sosta è stata alla spiaggia Sciabica.
Qui anche i più piccoli, anche chi non sapeva nuotare, ha potuto scendere direttamente sulla sabbia.
Stessa acqua trasparente, stesso turchese.
E tutto questo al tramonto.
Sempre con il suono del sassofono a farci compagnia.

È proprio qui che l’organizzazione della “gita al mese” mostra tutta la sua cura.
Ci aspettano dei piccoli panini farciti e un calice di Prosecco. Un aperitivo direttamente sulla spiaggia.
Intanto la gente nuota ancora in quell’acqua meravigliosa e si gode i colori del tramonto che scende piano.

Poi arriva il buio.
Risaliamo sulla barca e ci dirigiamo verso la zona scelta dai pescatori per la pescata della sera.
Navigazione al buio. Ci dicono: spegnete i cellulari, state in silenzio.
E seguiamo il mare che scivola lento. È entrare nel buio del mare.

E il pensiero va lontano.
A chi il mare lo affronta per davvero. A chi per tante popolazioni il mare nostrum è un passaggio di dolore.
Ci fermiamo un attimo tutti, in silenzio, e viene da pensare che il mondo sarebbe più bello se fosse tutto in pace.

Attendiamo il segnale.
Nel frattempo ci raccontano la pesca con la lampara: una tecnica antica.
La lampara è una luce che si mette in superficie per attirare il plancton, il quale attira i pesci. Loro seguono la luce e finiscono nella rete. Poi con un marchingegno meccanico la rete si chiude, semplice e geniale.

Ci avviciniamo al punto.
E quello che vediamo è uno spettacolo. Tutti a bocca aperta, incantati.
Le reti che risalgono, i pesci che guizzano, tutti quei gesti arcaici dei pescatori.
Nel buio, con le lampade accese sull’acqua, sembrava una scena sospesa.
Eravamo tutti lì, in religioso silenzio. E con il telefono in mano, perché certe foto sono d’obbligo.

Fatta la nostra scorta di fotografie, con sullo sfondo una luna rossa. Rossa che più rossa non si può.
E accompagnati proprio da quella luna riprendiamo la navigazione. Torniamo sulla spiaggia.

Lì ci aspetta la Cooperativa Cilento Mare, ci fanno degustare la cena. E anche questo momento è strepitoso. Pensate: queste lamparate d’estate sono organizzate tre volte a settimana. Nelle settimane centrali di agosto addirittura cinque volte.
Un’organizzazione incredibile. E a portarla avanti sono i giovani cilentani. Ragazzi del luogo, con una partecipazione attiva bellissima da vedere. Valorizzare questi gesti antichi è una cosa importantissima.

Perché queste sono terre che per anni hanno conosciuto solo l’emigrazione.
I cilentani da sempre emigrano. Li trovi in Sud America, in Canada, in Germania, in Svizzera. Ognuno di loro ha un parente prossimo che racconta storie di partenza.

Oggi può tutto questo rallentare?
Può un’attività così ridare valore e dignità anche a lavori considerati “poveri”?
Può tenere le persone ancorate ai propri territori?
Ce lo auguriamo davvero.

Con Giusy ci ripromettiamo di organizzare tante “gite al mese”, per portare ossigeno e respiro in queste terre. Terre che hanno il diritto di essere mete di viaggio, non di turismo mordi e fuggi. Terre che sanno esprimere tanto, dal punto di vista emotivo e umano. Terre che mantengono una bellezza radicata.

Ritorniamo sulla spiaggia. Sbarcati, ognuno trova il suo posticino sull’asciugamano.
E lì, sui ciottoli levigati dal mare, consumiamo la cena: spaghetti alla marinara con tonno, olive e capperi. Poi il pesce fritto, fresco e fragrante. Frutta, vino in dosi generose, e il dolce per finire.

Ristorati da questo mare immenso di bellezza, riprendiamo la barca.
Torniamo a Scario, di sera è ancora più incantevole.

Si torna a casa, con i nostri fedeli traghettatori dell’agenzia Tg Travel, grazie Fabrizio, sempre dolce e disponibile, verso Eboli.

Tutti sazi di questo incanto. La notte avanza e noi siamo felici. Riportiamo l’acqua salata sulla pelle e nel cuore un ricordo che sarà indelebile di questa bellissima serata.

Grazie ancora a Giusy. Una grande organizzatrice ma soprattutto una operatrice sociale, perché riesce a mettere insieme generazioni intere, tutte accomunate da un unico desiderio: conoscere e godere di tutto il bello che la vita ci offre, perché adesso è il momento giusto.

Note a margine: sulla spiaggia c’erano i contenitori per la raccolta differenziata, ogni fumatore è stato pregato di non lasciare cicche. Piccole, immense cose.
Sulla barca c’era un ragazzo che leggeva Siddharta di Herman Hesse: che la speranza viaggi sempre con noi.

Spaghetti alla mediterranea di lamparata

Ingredienti per 4 persone

280 g di spaghetti grossi
pomodorini gialli – quelli che sanno di sole
una manciata di capperi
una manciata di olive alla musciutora – quelle in salamoia come le faceva la nonna
filetti di tonno in olio evo
olio extravergine di oliva q.b.

Procedimento
Semplice. Come le cose vere.
Pasta al dente, condita con pomodorini gialli, capperi, olive e tonno.
È il mare, la terra, il vento e il sole: tutti insieme in una forchettata.

È lo stesso piatto che abbiamo mangiato sui ciottoli dopo la lamparata.
Con la luna rossa sopra e il silenzio intorno.

Perché certe ricette non sono solo ricette.
Sono restanza.

Antonella Dell’Orto

biologa contadina

Redazione
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