STREET FOOD, cresce col caldo. Il cuoppo? Poesia d’altri tempi

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CUOPPONapoli è storia, tradizione e buon cibo. Napoli è vicoli e quartieri, bassi dove in bella vista steso c’è il bucato, ma anche palazzi nobili che raccontano la storia di una città tra le più belle al mondo. Napoli è anche e soprattutto la poesia del cibo di strada. A tutte le ore del giorno e della notte, in molte strade della città si può sentire il profumo di fritto che viene fuori da molte botteghe, taverne e piccole bancarelle poste ai lati delle strade, che offrono pietanze sfiziose e stuzzicanti, rigorosamente a basso costo.

Uno street food tutto partenopeo a base di pizze fritte con la ricotta, palle di riso, paste cresciute, ma anche il cuoppo. E’ questo il tempio del buon cibo di strada napoletano, fatto di alimenti poveri ma preparati in modo eccellente a cui resistere è impossibile.

Un fritto “zvat” ma saporito è il “cuoppo”, un’antica tradizione campana, protagonista di un celebre film di Sofia Loren: “L’oro di Napoli”. La tradizione lo colloca al periodo del dopoguerra.

All’interno del cuoppo vive la vecchia Napoli, i suoi vicoli stretti e bassi in cui le bancarelle a due ruote proponevano il sapore del fritto caldo. Un tipico cartoccio di carta paglia, riempito di fritto al momento.

In uno dei vicoli di Napoli più famosi, San Biagio dei Librai, le proposte di cuoppo sono svariate. Si va da quello di mare: calamarelle, alici fritte, gamberi, zeppolina con bianchetti, seppioline, al cuoppo di terra: palla di riso, crocché di patate, bastoncini di melanzane, bastoncini di zucchine, zeppole, tocchetti di polenta; passando per il cuoppo americano: patatine fritte e wurstel ed il cuoppo del bambino (ro criatur), ideato per i più piccoli con crocché di patate e zeppoline fritte. Ma non manca il cuoppo dolce: graffette fritte con cioccolata bianca o alla nocciola.

Il cuoppo di mare è il più popolare soprattutto in Campania. Un gustoso cartoccio di frittura di pesce fresco, da gustare al momento, mentre ancora scotta, in napoletano si usa dire “fienn magnann”, insaporito da un pizzico di sale e pepe.

Confezionata all’interno del cuoppo la frittura di pesce diventa un ottimo finger food da gustare con calma passeggiando. Un antico piatto tornato attuale, diventando protagonista indiscusso di molti centri, riesce ancora a tenere a bada panini e kebab. Un ritorno ad un mondo fatto di ricette saporite e senza pretese da condividere con gli altri. Come resistere all’odore e al sapore di fritto caldo? Provare per credere!

Un indirizzo celebre nel salernitano? A Cetara, la cuopperia del Convento. Qui la maestria e la tradizione di Pasquale Torrente hanno fatto scuola e conquistato anche Roma, grazie al suo point a Roma.

Maria Rosaria Mandiello

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