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A Napoli. Il genio di Andy Warhol e di Bansky in mostra a Villa Pignatelli
Warhol e Bansky sono due tra gli artisti che negli ultimi decenni hanno maggiormente influenzato l’arte contemporanea. Due artisti molto diversi, ma entrambi visionari, ribelli, unici che, in momenti diversi passarono anche per Napoli.
Warhol si trovò a Napoli nel 1985 per la sua mostra personale a Capodimonte e realizzò in acrilico 18 tavole in vari colori del Vesuvio, realizzando la serie “Vesuvius”. Bansky, invece, in anni successivi realizzò a piazza Gerolomini e a via Benedetto Croce due versioni della “Madonna con la pistola” uniche opere murali dell’artista in Italia.
“Warhol vs Banksy- Passaggio a Napoli”, è quindi, non a caso, il nome della mostra allestita fino al 2 giugno a Villa Pignatelli per celebrare i due artisti.
Ne tracciamo due brevi schede riassuntive.
Andy Warhol
è stato uno degli artisti più influenti e riconoscibili del XX secolo. Pittore, illustratore, regista, produttore musicale e figura centrale della cultura pop, Warhol ha trasformato il modo in cui l’arte guarda alla società dei consumi, alla celebrità e ai mass media. Il suo lavoro ha dato forma al movimento della Pop Art e ha ridefinito il confine tra arte “alta” e cultura popolare.
Nato il 6 agosto 1928 a Pittsburgh con il nome di Andrew Warhola. Era figlio di immigrati slovacchi provenienti dall’attuale Slovacchia. La famiglia era modesta e Warhol crebbe in un ambiente operaio, ma già da bambino mostrò una forte inclinazione per il disegno e la cultura visiva.
Durante l’infanzia soffrì di una malattia neurologica chiamata Corea di Sydenham (nota anche come “ballo di San Vito”), che lo costrinse a trascorrere lunghi periodi a casa. Fu proprio in quei momenti che iniziò a disegnare, ritagliare immagini dalle riviste e sviluppare la passione per le celebrità e il cinema.
Studiò arte commerciale al Carnegie Institute of Technology e dopo la laurea nel 1949 si trasferì a New York City, dove iniziò una brillante carriera come illustratore pubblicitario.
Negli anni Cinquanta divenne uno degli illustratori più richiesti della pubblicità americana. Lavorò per riviste prestigiose come Vogue, Harper’s Bazaar e The New Yorker. Il suo stile era elegante, ironico e immediatamente riconoscibile.
In questo periodo sviluppò una tecnica chiamata “blotted line”, una sorta di stampa artigianale che gli permetteva di riprodurre rapidamente le immagini mantenendo un carattere grafico unico.
All’inizio degli anni Sessanta Warhol compì la svolta che lo rese celebre: iniziò a trasformare oggetti comuni e prodotti industriali in opere d’arte.
Nel 1962 realizzò la serie delle famose lattine di zuppa: Campbell’s Soup Cans, 32 tele che rappresentavano diversi gusti di zuppa del marchio Campbell’s. L’opera sembrava più uno scaffale di supermercato che un quadro tradizionale. Warhol voleva dimostrare che nella società moderna l’arte poteva nascere anche dalla ripetizione industriale. Un’altra opera iconica fu Marilyn Diptych, basata sull’immagine dell’attrice Marilyn Monroe. L’immagine viene ripetuta decine di volte, con colori diversi o sbiaditi, riflettendo sulla celebrità, sulla riproduzione mediatica e sulla morte della star. Warhol usava spesso la serigrafia, una tecnica di stampa che permetteva di produrre molte versioni della stessa immagine, quasi come in una fabbrica.
Nel 1963 Warhol fondò il suo studio a New York, noto come The Factory, che ben presto divenne un luogo leggendario dove si incontravano artisti, musicisti, attori underground e intellettuali. Più che uno studio, era un vero laboratorio culturale.
Oltre all’arte figurativa si dedicò alla produzione musicale con l’album The Velvet Underground & Nico della band The Velvet Underground, la cui copertina con la banana gialla è diventata una delle immagini più iconiche della storia della musica e al cinema sperimentale, realizzando film radicali e provocatori che mettevano in discussione le regole tradizionali della narrazione.
Nel 1968 Warhol fu vittima di un attentato che segnò profondamente la sua vita. L’artista fu colpito da colpi di pistola sparati da Valerie Solanas, una scrittrice radicale che frequentava la Factory.
Warhol sopravvisse miracolosamente, ma dovette subire numerosi interventi chirurgici. Dopo questo episodio divenne più riservato e cambiò il suo stile di vita.
Negli anni Settanta e Ottanta Warhol realizzò centinaia di ritratti di celebrità e personaggi influenti tra cui Elizabeth Taylor, Mick Jagger, Michael Jackson, Muhammad Ali.
Morì il 22 febbraio 1987 a New York City dopo complicazioni seguite a un intervento chirurgico alla cistifellea.
Oggi è considerato uno degli artisti più importanti del Novecento. Le sue opere sono esposte nei più grandi musei del mondo e il suo impatto sulla cultura visiva è immenso.

Bansky
la prima cosa che colpisce di questo artista è che – in un mondo dove l’apparire sembra essere diventato il primo valore assoluto – Bansky ha scelto l’anonimato, mantenuto con fermezza per anni, si può dire fino a pochi giorni fa. Dopo una lunghissima inchiesta, l’agenzia Reuters ha fatto finalmente luce sull’identità dell’artista il cui nome è Robert Cunningham, nato nel 1973 a Bristol, come era già stato ventilato nel 2005 dal Mail on Sunday.
Ancora una volta tuttavia, Bansky si è fatto beffe di tutti facendosi cambiare legalmente il nome ed è diventato David Jones.
Nato artisticamente a Bristol negli anni Novanta come geniale street artist, in un primo momento scelse probabilmente l’anonimato perché parte della sua attività artistica era illecita, rappresentata velocemente con la tecnica dello stencil su pareti pubbliche della città.
Le sue opere, fin dall’inizio dense di messaggi ironici, politici, sociali utilizzati per criticare la società contemporanea, sono diventate rapidamente famose e altrettanto quotate, tanto che, in alcuni casi sono state battute all’asta per cifre milionarie.
Bansky però si faceva beffe anche delle quotazioni artistiche delle sue opere, tanto che nel 2018 durante un’asta della casa Sotheby’s a Londra, una versione incorniciata della fomosa “Girl with Balloon”, subito dopo essere stata venduta per oltre un milione di sterline, iniziò improvvisamente a passare attraverso un trituratore nascosto nella cornice, autodistruggendosi davanti al pubblico. Questo gesto fu interpretato come una critica spettacolare al mercato dell’arte, accusato di trasformare opere nate come protesta sociale in oggetti di lusso.
D’altra parte diverse opere di Bansky sono state vendute dopo essere stata “staccate” dai proprietari dei muri e messe all’asta, senza il consenso dell’autore che, ricordiamolo, fino a pochissimo tempo fa era ufficialmente ignoto. Questo fenomeno ha generato un dibattito etico: è giusto commercializzare opere nate come arte pubblica?
Nel 2015 Banksy organizzò un progetto artistico temporaneo chiamato Dismaland, una sorta di parco divertimenti distopico che parodiava il mondo delle fiabe e dei parchi a tema e che coinvolse numerosi artisti contemporanei mostrando installazioni provocatorie su varie tematiche sociali.
È anche nota l’avversione di Bansky nei confronti di tante vacue celebrità che popolano il mondo contemporaneo. Nel 2006 Paris Hilton espresse il desiderio che Bansky desse visibilità al suo album musicale “Paris”. Per risposta Bansky acquistò 500 copie del CD in vari negozi del Regno Unito, sostituì le copertine originali con altre che recavano frasi di scherno (perché sono famosa? A cosa servo?) nei confronti della Hilton e le riposizionò nei negozi.
Tutto questo e altro è magnificamente rappresentato nella mostra di Villa Pignatelli, comprese le raffigurazioni delle opere che Andy Warhol e Bansky dedicarono proprio a Napoli.
La mostra è visitabile tutti i giorni (escluso il martedì) dalle ore 09.30 alle ore 17, con ultimo ingresso alle ore 16.
I biglietti d’ingresso sono acquistabili in loco oppure online su: https://www.ciaotickets.com/






















