PARMALAT: l’auspicio è che oltre al marchio…il latte sia italianoLo è soltanto 1 su 4

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Tre litri di latte a lunga conservazione sui quattro venduti in Italia con marchi del Made in Italy sono in realtà già stranieri senza indicazioni per il consumatore come pure il latte impiegato in quasi la metà delle mozzarelle sugli scaffali. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini in riferimento alla vicenda Parmalat nel sottolineare che “l’italianità va difesa dalla stalla alla borsa e per questo è prioritario un progetto industriale che valorizzi veramente il latte e i quasi 40mila allevamenti italiani e si impegni su un  Made in Italy che, oltre al marchio, contenga materie prime nazionali”.

E’ auspicabile – sostiene Marini – che siano imprenditori italiani a governare questo processo in quanto dovrebbero essere più sensibili alla tutela del vero prodotto italiano. Non è più pensabile – precisa Marini – slegare l’italianità dal coinvolgimento pieno della zootecnia e dell’agricoltura italiana.

Peraltro la strategicità del settore agroalimentare non può essere legata al solo fatto che nel nostro Paese ci sia solo la sede legale del marchi o la sola trasformazione industriale. Nel 2010 – rileva la Coldiretti – ben 8,6 miliardi litri in equivalente latte hanno attraversato la frontiera per  essere confezionati dietro marchi italiani.

Il caso Parmalat conferma che la delocalizzazione degli approvvigionamenti e spesso accompagnata da una delocalizzazione degli stabilimenti produttivi e quindi della proprietà.

 

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