Il Ristorante Sabatini compie 90 anni Un pezzo di storia, non solo della gastronomia fiorentina

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FIRENZE. Fatidico compleanno per una istituzione della ristorazione italiana e fiorentina. Nato nel 1924 e inaugurato dalla Famiglia Sabatini, fu spostato negli attuali locali di via Panzani otto anni dopo, per l’inaugurazione della nuova grande Stazione di Santa Maria Novella ad opera dell’architetto Michelucci; e da allora è rimasto tutto immutato, il magnifico allestimento firmato dall’architetto Stigler che si servì degli arredi di una chiesa sconsacrata.

Alla fine del 1978 i Sabatini cedettero ad un gruppo di 5 ristoratori che hanno avuto l’acume di aprire in Giappone ben 3 “gemelli” Ristoranti Sabatini, e portare il brand, da una istituzione prettamente fiorentina ad un segmento di internazionalizzazione, conquistando riconoscimenti e attestati; fino ad arrivare ai nostri giorni con l’attuale gestione di Carlo Lazzerini e Claudio Schiavi, giovani ristoratori, ma ben consapevoli del senso preposto al piacere della tavola, quel gusto capace di riscoprire sapori perduti e di tentare il palato anche con il nuovo, per un insieme di valori che, anche attraverso la tavola, un popolo si tramanda, rinnovandoli continuamente, e che ne costituiscono l’identità culturale.

A loro si  deve anche il merito di mantenere l’atmosfera, la raffinatezza ed infine….i piatti storici…. di questo monumento della nostra cultura italiana.

E per il compleanno di questo locale che celebra la sua storia, sembra di rivivere un intero secolo di personaggi che lo hanno frequentato, artisti, politici, imprenditori, attori, sportivi, un secolo di personaggi che hanno amato il nostro paese anche per quella cultura che hanno assorbito dalle proposte di questa grande cucina, proposte che hanno avuto il plauso di personaggi come il Presidente Richard Nixon, il pianista Rubinstein, Ornella Muti, Alain Delon, i tennisti Connors e McEnroe , Enzo Ferrari, Fred Astaire, Pier Luigi Spadolini, Vittorio Gassmann e Ugo Tognazzi, Giorgio La Pira, Brigitte Bardot, Tirone Power e Linda Christian, Luigi Einaudi, Denzel Washington, il poeta Alfonso Gatto, Giorgio Saviane e mille altri, coinvolti emotivamente in questi attimi di vero piacere.

E se Vincenzo Sabatini potesse vedere oggi il cammino che il suo locale fatto in questi 90 anni, dall’affermazione del suo nome in campo internazionale e dalla continuazione della “sua filosofia” dell’accoglienza, non potrebbe che esserne fiero.

Ma fra tutti spicca il ricordo degli incredibili occhi viola di Elisabeth Taylor, nel ricordo dei proprietari, Carlo Lazzerini e Claudio Schiavi.

Noi eravamo giovanissimi, ma nei racconti di tutti, di chi li ha incontrati in quei giorni, giorni difficili, dolorosi, negli occhi di tutti il fango e la disperazione dell’alluvione, la diva di hollywood appariva come una fata, leggera, sorridente, con quegli occhi magnetici ed incredibili, vicina al suo amore, Richard Burton, che accanto a lei sembrava una roccia.

Soggiornarono a Firenze per diversi giorni, e venivano sempre da Sabatini a cena, con Franco Zeffirelli che diresse il documentario per l’alluvione di Firenze; Richard Burton era stato scelto come voce narrante ed Elisabeth Taylor lo accompagnava, alternando lo shopping alla buona tavaola.Si favoleggiava di un pessimo carattere di lei, ma, contrariamente alle dicerie, era gentilissima, entusiasta del vino, del nostro olio toscano e della bistecca alla fiorentina; era entusiasta di tutto; mangiare e bere, per lei, era quasi una forma di amore nei confronti della città, che, in quei giorni, si mostrava triste e dolente, invasa dal fango. Ma lei era raggiante,  illuminava il locale appena entrava, al braccio dell’attore gallese.

 

 

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