Il batterio E-Coli nei germogli di soia Si lavora per delimitare il colpevole

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Nei germogli di soia venduti freschi o in scatola non è obbligatorio indicare l’origine della coltivazione in etichetta, al pari di quanto purtroppo avviene ancora per troppi prodotti alimentari. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al fatto che i germogli di soia prodotti nell’azienda della Bassa Sassonia, principali indiziati di aver scatenato l’epidemia da "E-Coli" in Germania, non sarebbero stati esportati in nessun altro paese, né in Europa né in paesi terzi secondo il portavoce della Commissione.

Se confermata, questa notizia consente di delimitare la contaminazione ed evitare che – continua la Coldiretti – il panico coinvolga l’intero commercio europeo di germogli di soia per effetto della mancanza di informazioni certe sulla provenienza dei prodotti per i consumatori.

Anche se si tratta di un mercato di nicchia molto ristretto i germogli di soia sono diffusi nella cucina etnica e tra i vegetariani per l’importante apporto di proteine. In Italia sono consumati in estate da soli o come condimento e sono venduti in buste, vassoi o in scatola ma recentemente si è diffusa anche la coltivazione casalinga.

Negli ultimi anni, con la mobilitazione a favore della trasparenza dell’informazione, la Coldiretti è riuscita a ottenere l’obbligo di indicare la provenienza per carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele latte fresco, pollo, passata di pomodoro, extravergine di oliva, ma ancora molto resta da fare e l’etichetta resta anonima per circa la metà della spesa dai formaggi ai salumi, dalla pasta ai succhi di frutta.

Occorre pertanto intervenire per estendere a tutti i prodotti l’obbligo di indicare in etichetta l’origine come previsto dalla legge nazionale approvata all’unanimità dal parlamento italiano lo scorso febbraio 2011.

 

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