I risultati delle ricerche applicate per una gestione integrata dei reflui zootecniciL’Improsta ha ospitato una interessante giornata di lavori

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EBOLI (SA). “La gestione integrata dei reflui zootecnici in Campania”: è questo il filo rosso che ha unito i numerosi e qualificati interventi che si sono susseguiti durante il convegno tenutosi presso l’Azienda Regionale Sperimentale Improsta il 18 febbraio 2010.

In una regione in cui l’agricoltura è un’attività importante ed in alcuni casi intensiva è necessario riequilibrare il rapporto tra quest’ultima e l’ambiente. Ecco perché i reflui zootecnici possono trasformarsi da rifiuti in risorsa. Gli impianti di biogas, ad esempio, rappresentano sempre più un’ottima soluzione per una gestione agro ambientale dei nitrati nei suoli campani. Certo è necessario ancora continuare a sperimentare, ma una strategia di sistema che volga in questa direzione potrebbe essere una soluzione alquanto realistica.

“L’Azienda Improsta potrebbe diventare azienda guida per un impianto di gestione reflui così da essere da esempio per le altre aziende”, suggerisce Paolo Ammassari del Ministero delle Politiche Agricole. “L’approccio dev’essere di sistema”, spiega il professore Luigi Cembalo, “il patrimonio bufalino campano nell’ultimo decennio è cresciuto del 73%, un andamento che non ha visto però un aumento proporzionale del numero di aziende o di ettari di terreno a disposizione. Dunque è importante trovare un metodo efficace di gestione dei liquami”.

Tra i presenti anche l’assessore all’agricoltura della Regione Campania, Gianfranco Nappi, Massimo Fagnano del Dipartimento di Ingegneria Agraria e Agronomia dell’Università degli Studi “Federico II” di Napoli, il prof. Salvatore Faugno della Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli, il prof. Fabio Terribile del Dipartimento di Scienza del Suolo dell’Università di Napoli, e diversi altri esperti del settore.

 

La corretta utilizzazione degli effluenti provenienti dagli insediamenti zootecnici rappresenta, anche alla luce degli indirizzi contenuti nelle norme elaborate a livello comunitario (direttiva nitrati, 91/676/Cee), la garanzia per il mantenimento di un corretto rapporto zootecnia-ambiente. I liquami zootecnici rappresentano, infatti, un utile mezzo di concimazione dei terreni; se, però, il rapporto fra carico di bestiame e superficie agraria è eccedentario rispetto alla capacità delle colture di asportare i nutrienti contenuti nei liquami, si possono avere ripercussioni negative sulla qualità delle acque sotterranee e superficiali. In questi casi può risultare utile ridurre il carico di nutrienti e/o il volume dei liquami con il ricorso a trattamenti da realizzare in ambito aziendale. In aree con elevata densità di allevamenti zootecnici in cui sia necessario riequilibrare il rapporto tra carico di bestiame e terreno disponibile per lo spandimento dei liquami, è possibile ridurre notevolmente il carico di nutrienti, in particolare azoto, applicando diverse tecniche di trattamento (separazione solido-liquido, aerazione, digestione anaerobica, compostaggio) nelle singole aziende e gestendo poi gli effluenti e le frazioni risultanti dai trattamenti in modo consortile, così da garantire il loro uso agronomico e/o la loro valorizzazione come fertilizzanti (ammendanti organici) fuori dall’area di produzione.

 

 

 

Antonella Petitti

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