Export con +10% per i formaggi italianiA far da leoni: Grana Padano e Parmigiano Reggiano

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Dai dati Istat relativi al commercio estero dei primi dieci mesi del 2010 si evince una sensibile crescita dei formaggi italiani, con un aumento del 13 per cento, sia sui mercati comunitari dove si realizza il 70 per cento del valore dell’export che su quello statunitense (+ 11 per cento) ma performance importanti si registrano sui nuovi mercati come la Cina e lndia, dove comunque le quantità restano contenute.

A fare la parte del leone sono il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano che rappresentano da soli quasi il 40 per cento del valore delle esportazioni di formaggi, con un aumento complessivo in valore nel mondo del 25 per cento, risultato di un aumento 37 per cento negli Stati Uniti, del 21 per cento nei Paesi dell’Unione Europea ed in piccola parte nei Paesi emergenti come Cina (+318 per cento) e India (+163 per cento).

Un andamento incoraggiante si riscontra anche sul mercato nazionale dove i consumi familiari sono saliti di oltre il 2 per cento per il grana Padano mentre lo yogurt ha fatto addirittura un balzo del 2,5 per cento e il latte di quasi l’uno e mezzo per cento, secondo le analisi della Coldiretti su dati Clal nei primi dieci mesi del 2010.

Risultati positivi a livello nazionale ed internazionale che vanno trasferiti alle aziende agricole dove negli allevamenti si deve fronteggiare un preoccupante aumento dei costi di produzione a o partire dai mangimi che hanno fatto segnare un rincaro del 14 per cento a novembre 2010 rispetto all’anno precedente.

Un risultato storico è stato ottenuto in questo senso con l’approvazione definitiva ed unanime della legge nazionale che – sottolinea la Coldiretti – obbliga all’etichettatura di origine dei prodotti alimentari a tutela del Made in Italy, che è necessario divulgare anche con l’educazione alimentare nelle scuole.

I primi decreti applicativi riguarderanno proprio il settore lattiero caseario dove tre litri di latte a lunga conservazione sui quattro sono stranieri senza indicazioni per il consumatore come il latte impiegato in quasi la metà delle mozzarelle vendute in Italia.

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