Calo complessivo delle vendite alimentari Il 2011 non desta speranze

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Altro che crisi finita. Gli italiani continuano a tirare la cinghia, risparmiando ancora una volta sulla tavola. Il 2010 è stato già un anno negativo per i consumi domestici, eppure il 2011 si è aperto ancora peggio: le vendite di prodotti alimentari sono diminuite dello 0,5 per cento rispetto a dicembre e dell’1,2 per cento nel confronto con lo stesso mese dell’anno precedente. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi dall’Istat sul commercio fisso al dettaglio.

Ciò che desta più allarme però è il calo indistinto degli acquisti a prescindere dal canale di vendita. Nel 2010 le famiglie italiane si erano rivolte ai discount abbandonando le botteghe di quartiere e i “classici” supermercati pur di risparmiare qualcosa sul carrello della spesa. Così il dettaglio tradizionale aveva perso nell’anno il 5,7 per cento rispetto al 2009 e iper e supermercati un più lieve 1,1 per cento, mentre discount e liberi servizi erano volati rispettivamente dell’1,4 per cento e del 6 per cento.

A gennaio invece il crollo è generale: perdono le imprese operanti su piccole superfici (meno 1,5 per cento), gli ipermercati (meno 2,7 per cento), i supermercati (meno 1,4 per cento), ma soprattutto cedono il passo anche i discount. Segnando per la prima volta “rosso”, con un meno 0,6 per cento.

Questo vuol dire che la gente semplicemente non compra – spiega la Cia – e che, rispetto a dodici mesi, fa la situazione non è affatto migliorata. Anzi, la percezione sulla situazione economica resta negativa e, di conseguenza, gli italiani continuano a “tagliare” su tutto, anche sul cibo.

Eppure già nel 2010 le famiglie avevano cambiando drasticamente menù e abitudini alimentari, rinunciando non più solo al superfluo ma a prodotti di prima necessità come pane e pasta (calati rispettivamente del 2,7 per cento e dell’1,8 per cento sul 2009), carne rossa (meno 4,6 per cento), pesce (meno 2,9 per cento), frutta e agrumi (meno 1,8 per cento), vino da tavola (meno 2,1 per cento).

Lo stallo dei consumi, insomma, sembra destinato a rimanere tale anche nel 201 mentre, secondo le stime della CIA, continuerà a crescere la quota di italiani che, proprio a causa delle difficoltà economiche, acquisterà prodotti alimentari di qualità inferiore e ricorrerà quasi esclusivamente alle “promozioni” commerciali: era pari al 30 per cento nel 2010, salirà fino al 40 per cento quest’anno.

 

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