Appunti diVino: il mio sguardo sul Merano Wine Festival 2010

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MERANO (BZ). E’ sceso il sipario anche sul Merano Wine Festival, giunto ormai al 19° anno di età, da sempre inserito nella bella location del Palazzo Kurhaus. Per questo 2010 i bilanci dell’organizzazione parlano di 4500 visitatori e di 330 giornalisti che hanno affollato ed animato la bella cittadina termale. I produttori? All’incirca 664, italiani e stranieri, tra vino e prodotti di eccellenza…Sempre una bella esperienza, anche se con gli anni il MWF sta diventando più commerciale, forse dimenticando il desiderio con cui è nato: diventare il salotto bene del mondo del vino.

Interessante l’apertura di venerdì 5 novembre con Bio&dynamica, dove vini biologici, biodinamici e naturali si sono dati appuntamento assieme ai propri winelovers per poter degustare, confrontarsi, riflettere. Ma nella sala Pavillon des Fleurs, per quanto bella, si stava davvero stretti ed il caldo eccessivo non permetteva certo una seria degustazione. Dunque sono mancate quelle accortezze, quello spazio che erano del MWF degli esordi.

Per conoscersi, parlarsi e assaggiare vini c’è bisogno di spazio e di aria, oltre che di tranquillità, a meno che non si abbia a modello fiere particolarmente grandi e commerciali come il Vinitaly. Interessante il convegno organizzato dalla rivista Porthos, a margine di Bio&Dynamica, denominato “L’etica dell’agricoltura” e a cui ha preso parte il professore Marco Nuti, noto ricercatore ed Ordinario di Microbiologia all’Università di Pisa.

Un po’ di delusione ha accompagnato anche la serata di apertura. Una cena all’inpiedi preparata forse con troppo anticipo dai collaboratori dello chef Roberto Sebastianelli…Ma oltre queste note un po’ stonate non si può non cantare le lodi di una kermesse che comunque ha sempre ben selezionato, proponendo ottimi produttori di vino, nonché di prodotti tipici in Culinaria e chef d’alto rango nella Gourmet Arena.

Uno spazio, quest’ultimo, molto campano tra aziende ed ospiti. Ma a tenere banco tra testate giornalistiche e cronache è stato senz’altro lo spezzatino d’orso dello chef sloveno Tomaz Kavcic. Inutile specificare che associazioni e lega animali si sono “imbestialiti”, quasi quanto quella volta in cui Bigazzi consigliò di cucinare i gatti!

Da citare alcuni interessanti incontri che approfondiremo più avanti: l’Azienda Agricola Bonanno con il suo fantastico olio extravergine di oliva di Campobello di Mazara (TP) e le olive in barattolo già condite, la Zahre Beer di Sauris (UD), il passito di Moscato di Baselice della Masseria Frattasi di Montesarchio (BN) e uno spumante rosè di groppello e chardonnay dell’Azienda Agricola Pratello (tutta gestita in biologico) di Padenghe sul Garda (BS).

Antonella Petitti

 

 

 

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