STORIE di CHEF Lady Vì va in Cina a portare l’Italia

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Incontriamo Annavittoria Imperatrice, chef, sommelier, in partenza per la Cina…dopo tante esperienze in Italia, in Francia e successivamente in Africa, a Nairobi, dove ha fatto corsi di intaglio, di sushi, di cucina Thai. Ha aperto nel 2005 il ristorante Lady Vì, sull’Oceano Indiano, per poi tornare a Roma; un ciclone di simpatia, bellezza, entusiasmo, voglia di vivere e di sorprendere ancora, ormai da consumata chef, per una sfida, forse la più avvincente, che la porterà in Cina, come main executive chef per dirigere la brigata del primo ristorante made in Italy TI AMO, il primo di una grande catena che aprirà i primi di marzo.

Parlaci di questo nuovo impegno…

Questo impegno è molto oneroso, di grande responsabilità, ma include anche la possibilità di enormi riconoscimenti e gratificazioni. Sarò il main executive chef di questo ristorante che è il primo di una catena di ristoranti italiani in Cina, totalmente “italiani”.

Come si chiama la catena americana?

La catena è già presente negli Stati Uniti, con sede principale a Pasadena e si chiama "MI PIACE"; è un network che ha un enorme successo, target medio/alto, che in Cina crescerà ancora come target data la richiesta, e avrà rigorosamente prodotti totalmente italiani oltre al look italiano.

Quali saranno i tuoi compiti?

Io mi occuperò dell’apertura, dell’assunzione del personale, sia cinese che italiano, della formazione e organizzazione della cucina e della brigata, della preparazione dei menù che cambieranno ogni tre mesi, della scelta dei piatti, del coordinamento cucina/sala. Il tutto con ampio potere decisionale e budget di tutto rispetto. Sarà mio compito seguire anche il look del locale, dalle posate ai piatti, oggetti d’arte, eventuali mostre di artisti italiani, l’arredamento, le candele, tutta l’immagine del locale che sarà il prototipo degli altri a seguire.

Che approccio c’è stato col nuovo datore di lavoro?

A questo proposito, devo dare atto al rappresentante americano dell’azienda, il quale con grande apertura mentale, ha avuto l’intelligenza di comprendere che il ristorante è del proprietario ma la cucina è “il regno” di ogni chef che si rispetti, pertanto otterrà da me il mio massimo sforzo e la mia totale collaborazione.

E la Cina?

Timori non ne ho, sono una con le ali, cosa ben nota a tutti coloro che mi conoscono. L’entusiasmo……ne ho tantissimo, perché per me si tratta di una nuova sfida, in un paese diverso, dove portare e far conoscere la grande tradizione gastronomica italiana. Il mio motto è sempre stato I bet on me, every time, e dunque……..

Cucina italiana o internazionale?

No, tutto rigorosamente italiano, che è il leit motiv del Gruppo TI AMO, ma è anche la grande richiesta della Cina, del target altissimo che andiamo ad incontrare; i Cinesi stanno “scoprendo” la nostra Italia, tutto quello che è italiano li affascina, vogliono comprare, vestire, bere, mangiare italiano, tutto di alto livello; ho intenzione di proporre gli ottimi piatti regionali della nostra Italia, alcuni senza nessuna rivisitazione, in quanto buonissimi nella loro semplicità, come venivano preparati dalle nostre nonne, includerò comunque alcuni piatti di mia creazione, ma sempre nel rispetto di quella cucina mediterranea che è simbolo dell’Italia, sia nei profumi che nei colori….anzi nei tricolori!

E per gli abbinamenti?

Naturalmente i vini saranno rigorosamente italiani e gli accostamenti consigliati dalla casa, non come una imposizione ma come una guida alla scoperta di sapori diversi, accostando cibi deliziosi a vini preziosi, dal bouquet indimenticabile.

Una grande brigata?

Per servire i clienti di alto target al quale ci rivolgiamo, avrò bisogno di circa 12 persone in cucina, soprattutto in funzione della scarsa conoscenza della nostra gastronomia da parte del personale locale, avrò dei tempi di formazione e di insegnamento; ma sono abituata, fu così anche in Kenya all’inizio, quindi la cosa non mi spaventa, anzi trasmetterò con piacere il mio know how.

Allora ti occuperai anche del look?

Cercherò di dare una impronta di Italian Style anche alle divise del personale, soprattutto quello di sala, oltre a curare l’acquisto dei tovagliati e del resto, come ho già spiegato. Per quanto riguarda me ed il mio Sous, che è un ragazzo veneto scelto da me, useremo le nostre classiche divise bianche con il logo dell’associazione alla quale appartengo che è l’APCI (associazione professionale cuochi italiani), anzi colgo l’occasione di ringraziare RISTOWORLD Italia nella persona del presidente, chef Andrea Finocchiaro, il quale mi ha voluto dare l’incarico di ambasciatrice della cucina italiana in Cina.

Tempistica?

Partirò verso il 25 gennaio, in quanto il contratto prevede come data di inizio il primo febbraio, ma il ristorante aprirà i primi giorni del marzo p.v.

In bocca al lupo da tutta la redazione di Rosmarino!

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