Laurea honoris causa a Franco Tozzi. Sostegno per il contadino del III Millennio

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Campi di Jatrophia Curcas

FRANCO TOZZINelle scorse settimane la Scuola di Agraria dell’Università di Firenze ha conferito la laurea magistrale honoris causa in Scienze e tecnologie agrarie a Franco Tozzi, un imprenditore di Ravenna, classe 1936, presidente della Tozzi holding, un gruppo di aziende attive in Italia ed all’estero nei comparti dei servizi industriali, delle energie rinnovabili e dell’agricoltura.

E’ stato il Rettore Luigi Dei, alla presenza del Presidente della Scuola di Agraria Francesco Ferrini a consegnare il titolo conferito con la seguente motivazione: “quale riconoscimento per il pluridecennale impegno imprenditoriale nei settori delle fonti rinnovabili di energia e dell’agricoltura, percorsi entrambi con spirito innovativo, approccio sostenibile e declinazione etica”.
Ha fatto seguito la “lectio doctoralis” di Tozzi sul tema “Il contadino del III millennio”. Dice Tozzi “del resto se non è più possibile pensare al contadino dei primi del novecento, è necessario reinventarsi una modalità sostenibile con i tempi. Il mondo è in continua evoluzione, l’importante è non farsi trovare impreparati, organizzarsi con una logica sostenibile e adattabile alle nuove opportunità. Oggi servono curatori delle risorse genetiche ma è indispensabile andare a riconquistare quello spazio, studiare un nuovo modo per essere contadini del terzo millennio.
Tralasciamo volutamente di occuparci, in parte, dell’attività della Tozzi Holding nel settore della produzione di energia da fonti rinnovabili, per citare solo alcuni degli interventi nel settore dell’agricoltura.

Un esempio è il pratopascolo fotovoltaico realizzato a S.Alberto di Ravenna, località adiacente il Parco del Delta del Po. Si tratta di un parco solare fra i più grandi d’Italia per potenza installata e dimensioni, circa 70 ettari, capace di soddisfare il bisogno energetico di diecimila famiglie in grado di ospitare nello stesso tempo un allevamento estensivo di circa 700 ovini.

Altro esempio è quello della riconversione agroalimentare di un’azienda di 55 ettari a Casola Valsenio, un paese al confine fra la Romagna e la Toscana. Un progetto che prevede il miglioramento dell’attuale attività agricola attraverso tecniche sostenibili, nonché la realizzazione di un vigneto con vitigni autoctoni di Sangiovese e Albana. Altro progetto è in Puglia dove saranno realizzate serre, in una superficie di 20 ettari, per produzioni orticole di qualità.
Un esempio particolare è quello del Madagascar dove da alcuni anni si sta avviando lo sviluppo di piantagioni di Jatropha Curcas, un arbusto nativo del Centro America, utile per la produzione di olio vegetale per impianti a biomassa liquida in fase di sviluppo.

Campi di Jatrophia Curcas
Campi di Jatrophia Curcas

La coltivazione della Jatropha viene effettuata in terreni duri ed aridi che da secoli non hanno visto una zappa. Con la produzione di olio si andrà a garantire anche una riforestazione, il che consentirà un miglioramento della qualità della vita e dell’ambiente. Un’opportunità di progresso per un popolo che da anni tenta l’emancipazione dalla povertà.
Insomma la gestione delle risorse coinvolte nei processi di produzione agraria, mediante la valorizzazione delle potenzialità del territorio, rappresenta oggi la risposta scientifica ad una domanda emergente e sempre più diffusa di qualità ambientale ed alimentare.

Angelo Lo Rizzo

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