Il calice viaggia: da Nord a Sud. E voi cosa “verserete” questa estate?

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Estate di bianchi e, alla distanza, di rosati, non importa che siano fermi o mossi, importa che siano serviti freddi e non ghiacciati o con aggiunta di frutta.

Stanchi dei nostri classici vitigni? Continuano a piacerti ma hai voglia di cambiare al pari delle scarpe? Ce ne vuole, in effetti, un paio per ogni occasione! La stanchezza è indotta dalla pervicacia dei ristoratori e soprattutto delle ditte di catering che riforniscono le tavolate delle feste d’estate.

Almeno in Campania fiumi di Falanghina beneventana le invadono, come l’onda lunga sulla spiaggia, che ad un certo punto invochi qualcosa di diverso, e non perché la Falanghina non piaccia, ce ne sono di ottime. Ma perché appunto desideri cambiare.
Spuntano allora nelle carte dei ristoranti e dei bar dell’apericena i vini che una volta avresti considerato quasi stranieri essendo prodotti ai confini dell’Italia.

I vini del Nord calano al Sud e lo conquistano pacificamente col loro marcato gusto. I primi nomi che ricordiamo sono Pinot Bianco e Pinot Grigio, quest’ultimo ebbe un tale successo anni fa che all’estero pareva essere il solo bianco italiano assieme al Verdicchio.
La seconda ondata porta nomi meno abituali e difficili da tenere a mente la prima volta che li senti: Gewurtztraminer e Ribolla gialla. Non parliamo qui di piccole perle dolci come il Picolit e il Verduzzo.

Il Traminer aromatico si produce in Alto Adige, la città di Termeno gli avrebbe dato i natali, e in Friuli Venezia Giulia. Ha questo di caratteristico: sa di Traminer. All’AIS ci insegnano che in questo somiglia al Moscato, che sa appunto di moscato senza bisogno di specificazioni.
I primi Traminer ad arrivare nei nostri calici erano così aromatici da essere difficilmente abbinabili al cibo: quasi nessuno resisteva all’impatto. Seguirono e seguono Traminer più asciutti che hanno l’imperdibile nota aromatica moderata da altri sentori meno appariscenti. La sua relativa secchezza ci permette di abbinarlo a cibi anche di pesce, li ho provati con le alici fritte da mangiare intere e con le mani e male non è affatto. Comunque “la morte” del Traminer è la meditazione, specie se lo bevi nella versione passita qui praticamente introvabile.
La Ribolla Gialla è tipica del Friuli Venezia Giulia, ha una tale versatilità che alla più diffusa versione ferma si aggiunge la versione spumante metodo classico e italiano. La differenza sta nel prezzo e nella finezza delle bollicine, inutile dire che il classico è da preferire anche se non raggiunge le vette del vicino Trento Doc, che però è a base Chardonnay.
La Ribolla si trova sugli scaffali dei supermercati con estrema facilità ed a prezzi ragionevoli. Il prezzo è legato probabilmente alla strategia commerciale dei venditori che lo tengono moderato per penetrare i mercati distanti e anche alla strategia dei costi dei produttori. Alto Adige è una Provincia autonoma nell’ambito del Trentino, il Friuli è una regione a statuto speciale. Possiamo immaginare che i rispettivi governi locali si impegnano molto per l’agricoltura, che è di frontiera e non solo per le vicine Austria e Slovenia ma anche per le asperità dei terreni.
In quelle zone, e non soltanto là, l’agricoltura è il presidio del territorio, evita lo spopolamento delle campagne e la corsa all’urbanizzazione, mescola le genti senza distinguere fra nazionali e immigrati, tutti uniti nello sforzo, imbriglia le alture evitando gli smottamenti a valle, abbellisce il paesaggio.

Le distese di vigne sul Collio e sulle pendici delle Alpi sono uno spettacolo per la vista e anticipano la gioia del palato. Il vino non conosce frontiere se non quella del gusto. A ciascuna il suo.

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