In viaggio con Roberto. Gesualdo: aristocratico paese dell’Irpinia…

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Per raggiungere questo grazioso comune dell’Irpinia Centrale, posto tra le valli del Fredane e dell’Ufita a circa 670m slm, si segue un sinuoso percorso tra il verde delle campagne collinari che caratterizzano questa zona.
Il paese spunta quasi all’improvviso, dominato in alto dal suo bel castello, che attira irresistibilmente ogni visitatore.
Una delle ipotesi più affascinanti sulle origine del nome Gesualdo si rifà alla terminologia longobarda Gis-wald, ovvero “il bosco di Gis”, da cui l’antico nome medievale Gisivaldum.
Gesualdo, tuttavia, è anche il nome di un cavaliere longobardo della metà del VI secolo la cui stirpe dominò sull’area per vari secoli.


Risalendo i tornanti che portano al borgo conviene lasciare l’auto nella parte settentrionale del centro abitato, nei pressi della scuola.
È qui, infatti, che si trova la parte più antica del paese, che è anche quella che subì i maggiori danni durante il terremoto del 1980.
Una buona parte è stata ricostruita, mantenendo integro lo stile architettonico di un tempo con l’utilizzo di pietra locale per le strade e le costruzioni, di cui diverse abbandonate e tristemente vuote, ma il fascino complessivo è forte e rende particolarmente interessante la salita verso il castello.


La storia di questo maniero è legata ai Signori di Gesualdo che nel IX ne iniziarono la costruzione per far fronte ai frequenti attacchi dei Bizantini.
Successivamente, in epoca normanna il dominio passò a Guglielmo, figlio illegittimo di Ruggero Borsa, citato in una ben visibile epigrafe nel cortile interno.
Dopo un periodo di dominazione sveva e varie vicende belliche, nella seconda metà del Cinquecento fu di massimo rilievo la figura di Carlo Gesualdo, “Principe dei Musici”, che diede lustro alla vita gesualdina: per suo volere il castello venne trasformato da rude fortezza in raffinata dimora capace di accogliere una fastosa corte canora nel vago ma anche vano tentativo di emulare quella di Ferrara.

Letterati e poeti furono frequentatori assidui del castello di Gesualdo e tra questi suo grande amico fu Torquato Tasso.


Alla morte di Carlo Gesualdo, il titolo di Signore di Gesualdo passò a Niccolò I Ludovisi la cui presenza fu determinante nella crescita urbana e sociale di Gesualdo, rinnovato sotto l’influenza dei dettami dell’architettura urbanistica rinascimentale, con nuove strade, fontane e piazze e numerose altre opere civili come la torre neviera, acquedotti e ampi portali d’ingresso all’abitato, in modo da rendere al luogo gli aspetti compiuti di una città.
Durante la Repubblica partenopea nel 1799 il castello fu saccheggiato, depauperando e distruggendo così gran parte degli arredi, della cultura e della storia di questo magnifico e maestoso maniero.
Nel 1855, la proprietà del Castello passò alla famiglia Caccese, che ne dispose una profonda trasformazione strutturale.
Dopo l’Unità d’Italia Gesualdo divenne teatro di episodi legati al fenomeno del Brigantaggio e la miseria e povertà dei decenni post-unitari indusse ampie fette della popolazione ad una massiccia emigrazione, in particolare verso le Americhe (Argentina e Stati Uniti).


Fino a metà del secolo scorso, Gesualdo basava la sua economia prevalentemente sul commercio, in particolare del bestiame e dei prodotti agricoli.
In epoca recente le istituzioni e le associazioni locali hanno intrapreso una forte azione di rivalutazione e rilancio dell’importante patrimonio storico e culturale del paese nella prospettiva di favorire un possibile sviluppo turistico.
Il castello, acquistato dal Comune di Gesualdo e della Provincia di Avellino agli inizi degli anni duemila, dopo un lungo lavoro di recupero, è stato riaperto al pubblico nell’agosto del 2015.
Allo stato attuale la visita è possibile solo nella parte gestita dal Comune, mentre si attende che anche quella di pertinenza provinciale lo diventi per una completa fruizione.


Una cooperativa di appassionate guide locali rende la visita particolarmente interessante e densa di spiegazioni, oltre che sulla struttura, anche sulla parte museale, proprio perché il Principe Carlo Gesualdo favorì enormemente lo sviluppo delle arti, soprattutto lo studio della musica, tanto che secoli dopo il compositore Igor Stravinskij volle visitare il castello negli anni Cinquanta.
Finita la visita al castello si ridiscende nel paese verso la parte orientale dove gli spazi si presentano più ariosi con molti scorci rinascimentali.

Particolarmente gradevole si presenta la piazza Umberto I, a cui si arriva da via Municipio mediante un’ampia e lunga gradinata. Lungo la discesa non si trascuri, sulla destra, la stupenda fontana seicentesca ornata da altorilievi.

La piazza è delimitata, oltre che dalla base della gradinata, da una terrazza panoramica e dalla suggestiva sagoma del Cappellone, nome con cui è conosciuta la chiesa del SS. Sacramento.
In paese vi sono numerosi altri edifici di pregio, numerose chiese e vie suggestive tutte da scoprire.
Alla fine, non rimarrà che premiare la visita con un buon pranzo.
Dove? Al Bar Ristorante da Peppino, se amate la cucina semplice e genuina, oppure al Ristorante la Pergola se preferite un ambiente più raffinato con piatti rivisitati dall’estro dello chef; in entrambi i casi non potrete rimanere delusi!

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