Facciamoci un rosato! Superiamo i luoghi comuni, ma lo conosciamo davvero?

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La Costa Azzurra la vedi attraverso le immagini di “Caccia al ladro”, con Cary Grant al volante della decappottabile e Grace Kelly al suo fianco, a proteggersi col foulard e gli occhiali scuri.
La Costa Azzurra è il luogo di elezione del vino rosato di Provenza. I ristoranti coi tavoli all’aperto lo servono nella tipica bottiglia a caraffa infilata nel secchiello del ghiaccio, accanto al piatto di verdure provenzali e di crostacei.
I francesi arrivarono per primi a sdoganare il rosato come vino fresco, estivo, da bere adeguatamente freddo, aperitivo e a tutto pasto purché il cibo sia leggero in omaggio alla stagione.
Gli italiani arrivarono dopo e corsero per mettersi al passo grazie a certi rosati che meritarono la Palma d’oro, tanto per restare nel clima del Festival di Cannes.
Il Five Roses di Leone de Castris è senz’altro il rosato italiano più famoso, nonché il primo ad essere commercializzato in Italia nel 1943. Vincitore per alcuni anni consecutivi della “palma” di miglior rosato italiano se la gioca alla pari con i rosati di Francia.

Da uve 90% negramaro e 10% malvasia nera, è fresco e non banale, anche sapido per la vicinanza al mare del Salento, fra i più belli d’Italia essendo costantemente pulito dai venti orientali. Rosé è invece un tipo di spumante prodotto in Franciacorta da uve Pinot nero in purezza o in uvaggio con Chardonnay.
Tra più noti della Penisola vi è anche il Cerasuolo D’Abruzzo “Villa Gemma” Masciarelli, prodotto con vitigno Montepulciano nel contesto della omonima DOC.

Figlio di un territorio la cui biodiversità contribuisce a conferirgli la giusta freschezza, si presenta con il suo tipico colore rosa ciliegia (in dialetto locale Cirici, Cirice o Cirasce), e acquista notorietà grazie alla sua ricchezza di sostanze antiossidanti che lo rendono tra i rosati più longevi d’Italia.
Rosé è anche lo spumante prodotto nell’Oltrepò Pavese da uve Pinot nero. L’uno e l’altro sono prodotti con metodo classico e dunque con la garanzia della fermentazione in bottiglia, a volte lunga per renderli maggiormente strutturati e adatti all’invecchiamento.
Tuttavia, nonostante questi pregevoli esempi della categoria, il rosato porta con sé la reputazione, errata, di essere un ibrido rispetto ai bianchi e ai rossi, così come la fasulla convinzione di essere un blend tra i due. E, come se non bastasse, entrato nelle mode degli aperitivi, c’è chi osa addirittura servirlo con cubetti di ghiaccio.
Un vero peccato per un vino che si caratterizza per la sua grande versatilità negli abbinamenti al cibo , con sbocchi anche ben più ampi dei fratelli bianco e rosso.

Si sposa infatti perfettamente con le carni, senza però esagerare con gli intingoli e le cotture, con paste condite con salse di spessore, con minestre elaborate purché con note piccanti poco accennate. E, ancora, con crostacei e crudi e finanche con la pizza.
Un vino, insomma, che saprà egregiamente accompagnare le vostre serate, capace di stupire per le sue spiccate note floreali e fruttate. Prestate particolare attenzione alla temperatura di servizio, compresa tra 10°C e i 12°C. Si consiglia, infatti, di servirlo fresco ma non ghiacciato.

Buon rosato/rosé a tutti!

 

Francesca Carracino

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