Diario di un’aspirante degustatrice di birra e copywriter. Quinta lezione: stavolta il dialogo fermenta!

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BIRRE– Ehi…psss…sveglia, stanno arrivando…

– Mmmm…chi è che sta arrivando..?

– I ragazzi, stanno arrivando. Guardali lì che facce, mamma mia, ed è solo martedì sera, e come ci arrivano a venerdì… Sono già stanchi e anche umidicci, mi sa che fuori piove, e quelli continuano a venire, ué mica demordono, so’ tosti. Però mi pare che stasera le facce siano addirittura un po’ più mosce del solito…ma com’è..?…aaah mo ho capito…quelli vengono dalla lezione sulle “tappette”…

– Le tappette..?!?

Si, quelle della bassa fermentazione…è per questo che tengono quella faccia. Quelli staranno pensando “Marò e se ci tocca un’altra serata come quella passata..?” Eeeeh…ma non lo sanno ancora che stasera ci siamo noi, alta classe..ehm..cioè..alta fermentazione… C’è di nuovo Emanuele stasera, non male il ragazzo, è giovane però è già molto preparato e poi parla così bene!! Non sarà facile stasera però, noi “altolocate” siamo parecchie, mica quattro gatti come le tappette…

E poi in quanti modi diversi sappiamo trasformarci. La differenza non sta soltanto nei lieviti con cui ci preparano. I nostri sono molto più “scetàti”, lavorano rapidamente e sono più calienti, hanno bisogno di temperature più alte e poi il lavoro che fanno alla fine si vede eccome, con tutta quella schiuma. Ma poi noi siamo più stimolanti, le sensazioni che riusciamo a dare noi non le da nessun altra… Si è vero, in proporzione siamo molto meno, siamo solo il 10% di tutte quelle che ci sono in giro, ma vuoi mettere? Una Ale come noi con una Lager?! Non fosse altro che per tutta la storia che ci portiamo dietro, una storia di migliaia di anni, noi siamo le più “nobili”, loro sono le “pischielle” con i loro 2-300 anni di età…

Ehi, ma che fa Emanuele? Sì sta avvicinando al frigo…cosa ha in mano?!…l’apribottiglie..?!?! Oddio..!!! E’ già arrivata l’ora per una di noi, che emozione…chi sceglierà?!?! PRENDI MEEE..!! PREND… oh, no, ha scelto Tap.

– E non chiamarla Tap, lo sai che le da fastidio…!

TAP6– Uff, quanto fermento…e va bene… Ha scelto la Tedesca, la Schneider TAP 6! Meglio così?! Comunque è una grande famiglia quella delle birre di frumento, non c’è che dire, fatte, appunto, con frumento, e non solo con l’orzo. E poi quelle spezie, il coriandolo, le scorze d’arancia, una birra davvero piacevole. In Belgio e in Germania la fanno in due modi diversi: in Belgio il frumento non viene maltato mentre in Germania, dove per legge si utilizza non meno del 50% di frumento, invece si. E poi ce ne sono diversi sottotipi: la kristallweizen, che è filtrata, la weizen dunkel, che è marrone, e poi ci sono le sorelle di Tap, le weizenbok, le brunette. Tap infatti è una brunetta…

– Ambrato carico per la precisione…

Uuuuh…e va bene, ambrato carico!! E’ un po’ velata, come quasi tutte le weizen. E’ abbastanza alcoolica con i suoi 8,2%vol ed ha una buona complessità con il suo ventaglio di aromi: la banana, tipica dello stile, i cereali, il mandarancio, l’albicocca. E’ corposa, amabile, calda, una birra equilibrata e pronta per essere degustata, magari su un bel wurstel con crauti.

–  Eccola la, ora comincia a fare la maestrina…

–  Ehi Jac ma cos’hai, sei un po’ acida stasera, non è da te, dopo tutto sei una OldAle…

–  No, è che sono un po’ impaziente, è un sacco di tempo che sono qui in bottiglia, non vedo l’ora di essere stappata…ma guardali lì, invece, hanno un sacco di cose da imparare stasera. Noi Ale siamo veramente tantissime, che ci vuoi fare, siamo originali, ci piace distinguerci una dalle altre. Guarda lì, le stanno vedendo quasi tutte mi sa, ecco il perché di quelle facce concentrate… C’è la MILD che oramai non va più tanto. Da quando non ci sono più i minatori di una volta si sta riducendo anche lei. Infatti era una birra per il conforto alimentare dei minatori gallesi e per questo poco alcoolica, con gusto maltato e poco luppolata. C’è la BITTER che, come dice il nome, è molto amara. Ora parlano della pallidina, la PALE ALE, quella che viene dal fiume, dal Trent, precisamente da Burton-on-Trent. Lì c’è quell’acqua piena di sali che rende la birra molto secca. E’ il turno della IPA che altro non è che una INDIAN PALE ALE, cioè una pale ale pensata per il trasporto nelle colonie, quindi un po’ più alcoolica e luppolata, proprio per le proprietà conservanti di questi due ingredienti. Ehi…parlano anche di me, di noi OLD ALE!! Eh, noi siamo una vera specialità, siamo le birre più eleganti, quelle da invecchiamento. Pensa tu quanti aromi e sentori possiamo sviluppare in tutto quel tempo che stiamo ad aspettare, qualcosa dovremo pur fare nell’attesa…

Vedi me, per esempio: già il colore è bellissimo, questo ramato che va un po’ nel marrone e poi sono limpida e questa schiuma beige mi sta benissimo. Io le vedo le facce di quelli che ci annusano, come si esaltano quando sentono quegli aromi così complessi di frutta sotto spirito, di biscotto, di liquerizia. Per non parlare di quando ci assaggiano e sentono il nostro corpo pieno, il gusto appena abboccato e un po’ amaro, il calore dell’alcool, la morbidezza, l’intensità… non esiste un cibo degno di mischiarsi con noi, eh no, noi dobbiamo viaggiare da sole tra le papille.

Potrei al massimo tollerare un po’ di cioccolato, ma di quello buono, e solo se mi degustano con calma e meditazione… Io, se devo dirti la verità, non mi sento veramente pronta, forse sarebbe meglio se aspettassi ancora un po’, non ho lavorato abbastanza, lo ammetto, e gli aromi terziari non mi sono ancora venuti… forse dovrei stare ancora un po’ qui al chiuso o magari in quel meraviglioso *Castello di Traquair da dove provengo… ma…guarda, Berny, Emanuele si sta avvicinando…apre il frigo…prende me, evviva, prende me…ciaoooo…

CASTELLO

– E ciao!! E meno male che io sono la maestrina!! Le conosceva tutte, la saputella!! E che vanitosa, mamma mia. Sembra quasi che ce l’abbia solo lei le bollicine… Invece qui fuori ‘sti poveri ragazzi stanno riempiendo pagine e pagine di appunti, Emanuele non la finisce di spiegare e parlare, mamma mia, ma non si stanca mai. Be’ in effetti ora sta parlando delle STOUT e lì ce n’è da dire. Molto tempo fa, il termine Stout indicava la birra più forte di un produttore, negli ultimi due secoli è diventata un vero e proprio stile, lo stile simbolo dell’Irlanda. Ci sono moltissime caratterizzazioni: la classica irlandese è la IRISH DRY STOUT, la Guinnes per intenderci, ma ce ne sono anche altre come la Murphy’s e la Beamish. Come dice il termine “dry”, è una birra secca e amarognola, con una schiuma cremosa che sembra un cappuccino.

L’aroma è caratterizzato dal torrefatto, dal caramello, dalla liquerizia ma ha sia un corpo scarso sia un basso tenore alcoolico che la rendono molto bevibile. C’è la MILK STOUT, addolcita col lattosio; la OATMEAL STOUT con la caratteristica morbidezza e rotondità dovuta all’utilizzo della farina d’avena; la IMPERIAL STOUT, creata per sopportare i lunghi viaggi soprattutto verso l’Impero russo, e quindi più alcoolica. Ora mi sa che sta parlando delle PORTER, sono tutti incuriositi dalla storia di questa strana birra che in effetti è nata come una miscela di tre birre diverse: una ale semplice, una ale scura ed una invecchiata in botte. Quel vecchio marpione di Mr Harwood, nel 1731 a Londra, escogitò questo modo di mescolare le tre birre e di “rifilarle” ai facchini (i “porters”) che frequentavano il suo bar, e così risolveva le difficoltà di travasare e miscelare le birre al bancone. PORTERTutto sommato il risultato non è venuto male visto che ancora oggi questa birra è molto apprezzata, sarà per l’equilibrio tra il dolce e l’amaro, sarà per i sentori di frutta rossa con dei toni di cioccolato. Un attimo di pausa… che succede? I ragazzi si stanno tirando su sulle panche, che attenzione, nonostante l’ora!

Ecco, ho capito, stanno affrontando il capitolo più affascinante del mondo “ALE”: le birre Trappiste. Si potrebbe parlare all’infinito di questo stile, anche se definirlo stile non è corretto. E’ piuttosto una famiglia di birre prodotte esclusivamente in otto monasteri trappisti distribuiti prevalentemente in Belgio. Solo due si trovano uno in Olanda ed uno, l’ultimo nato, o meglio, riconosciuto, in Austria. Il mondo dei monasteri è ricco di aneddoti e di storie che risalgono al ‘600 e forse anche prima. E il modo di fare la birra non è cambiato molto da allora ad oggi ed è solo da pochi anni che queste birre sono uscite sul mercato. Una di loro, la Westvleteren, si trova ancora oggi solo in abbazia e riuscire a degustarla è un vero miracolo… Le caratteristiche delle birre trappiste sono diverse perché ogni monastero può produrne anche diverse tipologie, solo la Orval è unica. E finalmente Emanuele è arrivato al meglio, come si dice, dulcis in fundo! TRAPParla infatti delle mie sorelle, le birre d’abbazia. Quante volte ho sentito confondere le birre trappiste con quelle d’abbazia… Le trappiste sono le trappiste, tanto di cappello e di rispetto. Ma noi ci siamo un po’ “ammodernate”, siamo uscite dai monasteri e veniamo prodotte da birrerie “commerciali”. La ricetta ha sempre origine da quelle trappiste e lo stile è molto simile, come anche simile è, spesso, la rifermentazione in bottiglia. Noi siamo divise in due gruppi: le Dubbel, di colore ambrato-marrone, gusto maltato e senza luppolo, e le Tripel, colore oro, gusto dolce ma bilanciato dal luppolo, un alto tenore alcolico nascosto dalla leggerezza dovuta all’utilizzo di zucchero candito. Ed eccomi qui, io sono una di loro anche se le mie origini sono nobili, visto che una volta provenivo direttamente da un’abbazia, proprio la Westvleteren. Mi presento: sono Prior 8 di St.Bernardus, per gli amici Berny. Vedo che Emanuele si sta avvicinando al frigo, i ragazzi sono pronti a degustarmi. Già immagino i loro occhi che scrutano il mio colore ramato e cercano torbidità, trovandone solo una leggera ombra. Gli piaceranno di sicuro i miei aromi così complessi, i sentori di pepe, miele, spezie, noce, cannella. E quando mi assaggeranno sentiranno l’equilibrio tra l’amabile e quel leggero amaro. Temo che però qualcuno noterà questo tocco di alcool in più che predomina un pochino e che mi rende non molto equilibrata. Quell’”otto” nel mio nome indica proprio la gradazione e non è poco. Mi sa che avrei dovuto anche io lavorare ancora per far venir fuori gli aromi terziari che, in verità, nemmeno a me sono ancora venuti bene… Stasera mi degusteranno così, da sola. Peccato… mi piace molto quando incontro i miei amici, soprattutto la carne in agrodolce, quella fatta con la frutta tipo le quaglie col le prugne e miele. Devo dire che anche con i dolci secchi mi sono trovata bene. Ma eccolo Emanuele, arriva armato di apribottiglie, apre il frigo…mi prende per il collo…tocca a me…Ciaaaaooooooo…

Personaggi e interpreti, in ordine di degustazione:

Schneider Weisse Unser Aventinus Tap6 – Stile Weisse

Traquair Jacobite Ale – Old Ale

St Bernardus Prior 8 – Abbey Ale

Sabrina Prisco

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