Da TIMPANI e TEMPURA arriva il Latte Nobile dell’Appennino Campano. I perché di una scelta

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NAPOLI. Da domani presso la bottega gastronomica Timpàni e Tèmpura sarà in vendita il Latte Nobile dell’Appennino campano, Presìdio Slow Food. La notizia sottolinea l’ennesima interessante scelta della bottega napoletana dello chef Antonio Tubelli, che da sempre è un grande riferimento per i gourmet.

LA PREMESSA. A differenza di quanto accade per gli altri alimenti, il consumatore è portato, in genere, a considerare il latte come un prodotto ormai standardizzato, anche se così non è. Se si andasse a vedere stalla per stalla si scoprirebbe, in effetti, che da ognuna di esse nasce un latte a sé, con il proprio gusto e la propria identità, derivanti da precise condizioni e scelte zootecniche, agronomiche e imprenditoriali. 

IL FATTO. Partendo da queste premesse, un gruppo di piccoli allevatori dell’entroterra campano, con una media di appena quindici capi in lattazione ciascuno ed ampie superfici agricole destinate ad erba e fieno, ha di recente deciso di svincolarsi dal progressivo deprezzamento del latte (che di questi tempi è pagato tra gli 0,40 e gli 0,30 Euro al litro) avviando la commercializzazione del proprio prodotto con il marchio “Latte Nobile dell’Appennino Campano”.

A credere in questo progetto, e a sostenerlo fortemente, sono stati l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania e l’ANFoSC (Associazione Nazionale Formaggi sotto il Cielo) di Potenza, che ha fornito la consulenza tecnica. Grazie al supporto di queste due realtà, gli allevatori si sono riuniti nell’Associazione Latte Nobile dell’Appennino Campano, «nata», ci tengono a precisare gli interessati, «per offrire il giusto merito a un prodotto che non teme confronti in quanto a valori nutrizionali, salubrità e gusto».

Come per i migliori vini o per i più celebrati prodotti tipici, anche per il latte si può parlare quindi di terreni vocati (alla produzione di foraggi e al pascolo), di vera e propria cultura (zootecnica e lattiera) locale, e di eccellenza, laddove tutte le componenti del “prodotto latte” si esprimono ai massimi livelli, dall’alimentazione delle bovine, totalmente del territorio (un territorio ancora integro) alla ricchezza minerale del suolo, a una zootecnia d’altri tempi, basata sul rispetto per l’animale e sulle “basse rese”.

UN LATTE “RIVOLUZIONARIO”. Ne scaturisce un prodotto caratterizzato dalla naturale e rilevante presenza di acidi grassi “buoni” Omega- 3 e CLA (acido linoleico coniugato) e di antiossidanti, beta- carotene e vitamina E, in proporzioni ben superiori a quelle di un latte comune, e che, non essendo “aggiunti” a posteriori, hanno un’efficacia massima sulla salute del consumatore, senza tra l’altro comportare costi aggiuntivi. A questi straordinari requisiti, è ovvio si aggiungono tutti quei fattori – imprescindibili certo – che l’industria ci ha insegnato ad apprezzare ma che non sono gli unici a dover essere tenuti in considerazione: dall’igiene in stalla e nel confezionamento, alla logistica distributiva, al valore proteico, alla percentuale di grassi presenti nel prodotto.

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