“A cena con Dona Ana” nel carcere di Eboli. Il cibo come “mezzo” e cultura

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CASTELLO EBOLI

EBOLI (SA). La bellezza la si può comprendere a pieno solo se si sono conosciute le brutture e le incongruenze della vita. Vale lo stesso per la libertà. La si può apprezzare davvero soltanto quando qualcosa la ostacola.
Ecco cosa ho pensato entrando nell’incantevole Castello Colonna, in una delle rare occasioni in cui un carcere s’apre al mondo esterno.
Si tratta di uno straordinario patrimonio storico, purtroppo mai aperto alla cittadinanza. Dapprima privato, dal 1934 divenuto istituto detentivo-educativo.
“A cena con Dona Ana” è un progetto firmato dall’Associazione “Le buongustaie and friends”, realizzato grazie alla collaborazione dell’ICATT (Istituto a custodia attenuata dedicato al trattamento di alcoldipendenze e tossicodipendenze) e del Ministero della Giustizia.

INTERNO CASTELLO COLONNA EBOLIUno strumento che parla di inclusione e partecipazione, che pone l’accento sulla necessità di abbattere le mura della diffidenza.
Il carcere non può e non deve rappresentare soltanto il luogo in cui si sconta una pena, ma anche un luogo in cui trovare la propria strada per guardare con ottimismo alla vita futura.

Ecco che questa serie di cene-spettacolo, in cui il mondo là fuori diventa “ospite”, rappresentano un momento prezioso per mettersi alla prova, appassionandosi al mondo della cucina, del servizio e perchè no, dello spettacolo.
In una piccola sala, arricchita da un palco teatrale, lo scorso 7 febbraio si è svolta la seconda cena in programma.

Circa una ventina i detenuti coinvolti, con un discreto servizio ed un piacevole accompagnamento teatrale che ha raccontato della sfortunata storia d’amore della principessa di Eboli, Dona Ana, a cura della Compagnia del Bianconiglio.
Qualche imprecisione nei dettagli e nei tempi trova grande conforto in un progetto che, di per sé, ha un grande valore e lascia sullo sfondo le note da gourmet radical chic.

SALA CARCERE EBOLI

A guidare la brigata, anch’essa insertata da alcuni detenuti, è stato il personal chef Antonello Martusciello, ormai noto al settore come “Cuciniere”.

Il suo piglio da ingegnere si traduce in un’attenzione ai particolari ed una ricercatezza che premiano piatti tendenzialmente sempre armonici e puliti.

Particolarmente riuscita la zuppa, delicata, nonostante gli ingredienti impegnativi. Tutti i piatti sono risultati apprezzabili e soprattutto coerenti al periodo storico in cui eravamo proiettati, ovvero la seconda metà del 1500.
Di sostegno alla riuscita della serata anche la cura e l’attenzione di Andrea Moscariello e dei sommeliers dell’Associazione Master Wine.

ZUPPA RINASCIMENTALE

Zuppa Rinascimentale
Guazzetto di cavolo con salsiccia nostrana, cipolla Ramata, formaggi stagionati, spezie e pane bruschettato

TIMBALLO

Scrigno della Principessa
Timballo di pasta in crosta con caciocavallo silano DOP, zafferano, pisellini, guanciale di maiale, tartufo su fonduta di provola affumicata e finocchietto selvatico.

POLLO

Limonia
Pollo a lenta cottura con aromi, mandorle e limoni canditi con contorno di verdure croccanti saltate al burro di nocciola

TORTA

Per concludere “I dolci delle buongustaie”, ovvero dolcini realizzati dalle associate e da alcuni detenuti, direttamente all’interno della struttura, conseguentemente ad una sorta di laboratorio di pasticceria.

L’unione fa la forza e soprattutto porta in tavola una grande occasione per trovare stimoli sani, contribuendo ad un progetto che speriamo abbia futuro e costanza.

Il prossimo appuntamento è in programma nel mese di giugno.

Per informazioni ecco il link della pagina Facebook dell’associazione: https://www.facebook.com/groups/104441693013263/?fref=ts

Il personal chef Antonello Martusciello nelle cucine del carcere
Il personal chef Antonello Martusciello nelle cucine del carcere
Una scena dello spettacolo della Compagnia del Bianconiglio
Una scena dello spettacolo della Compagnia del Bianconiglio

Antonella Petitti

*ph Giuseppina Pepe

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