A Pasqua l’Italia “mette in scena” più di 3.000 rappresentazioni viventi

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Da Nord a Sud è un susseguirsi di processioni, riti religiosi, feste popolari, rappresentazioni sacre, sagre e tradizioni folcloristiche. Interi Paesi scendono in Piazza, durante la Settimana Santa, per celebrare e commemorare il dramma sacro della Morte e della Resurrezione di Cristo.

 

La Domenica, dopo il lungo periodo di Quaresima che prevede la moderazione alimentare, si consuma l’agnello pasquale e si distribuiscono uova e dolci a forma di colomba. L’uovo, uno dei simboli della Pasqua, è anche il simbolo della vita ed è presente in molte antiche culture.

 

Nell’isola di Ischia, ad esempio,  la Pasqua è ricca di tradizioni da vivere all’aperto nelle piazze dei caratteristici borghi mediterranei e da gustare nei tanti locali che ripropongono inalterata la cucina tradizionale. Tra le tante manifestazioni importanti dell’isola di Ischia ricordiamo la Corsa dell’Angelo che si svolge a Forio e risale ad una antica tradizione del 1600. La rappresentazione riproduce il momento dell’incontro tra la Madonna e il Figlio Risorto.

 

Molto diffuso, la Domenica, è l’incontro tra la Madonna e il Figlio Risorto, una singolare processione che si svolge in molte città.

In alcuni riti di Pasqua compaiono le maschere della Morte e dei Demoni come, per fare solo uno dei tanti esempi, nelle celebrazioni di Prizzi (PA). La Domenica di Resurrezione due processioni, quella con la statua dell’Addolorata e quella con Gesù cristo si dispongono a un capo e all’altro della via principale. Accanto a quest’ultima si trovano due angeli con la spada in mano.

 

Ma al momento dell’incontro tra la Madonne e Cristo due diavoli che indossano due tute rosse e una maschera di latta e la Morte con una tutta gialla cominciano ad agitarsi correndo da una statua all’altra. Il tentativo di impedire l’incontro tra la Madre e il Figlio è detto “abballu di li diavuli”.

 

Ad un certo punto gli Angeli colpiscono i diavoli con la spada. Le campane e la banda suonano a gloria.

In provincia di Cosenza, a Civita e a Frascineto il lunedì di pasqua si tengono le Vallje, danze e canti popolari in ARBERESH (albanese) in ricordo della vittoria di Skandeberg sui Turchi. In seguito alla morte dell’eroe nazionale albanese Skanderberg, per sfuggire al dominio dei turchi, molte famiglie albanesi emigrarono nell’Italia meridionale, scelta dettata da motivi politici, geografici e per la possibilità di scambi commerciali tra Occidente e Oriente.

Grazie all’assenso dell’abate del monastero greco di S. Pietro che assegnò loro alcune terre dell’abbazia, nella seconda metà del sec. XV, gli albanesi si insediarono nell’attuale sito di Frascineto già detto Casal di Pietro.

 

Spettacoli e rappresentazioni sono, dunque, disseminati lungo lo Stivale. Basta guardarsi intorno per scoprire un nuovo evento da annoverare tra quelli da non perdere…

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